La cucina è un atto creativo

Unto e Basta!


Salmone alla rapida 0

Cucinato il 26/02/2012 da cernio

Questa ricetta è inventata, sul momento, e in un momento di tanta fame e tante altre cose da fare.

Per questo ho cercato di tirar fuori una ricetta semplice, veloce, e basata sugli ingredienti presenti in casa. La mattina avevo tirato fuori un trancio di salmone congelato per fare una bella tartare, e invece…

Ingredienti

  • salmone, 500 g
  • dragoncello essiccato
  • pepe bianco
  • cannella
  • paprika forte
  • sale
  • vodka (o fil’e ferru!!!) 2-3 cl

Preparazione

Prendete una vaporiera da microonde o una pirofila con coperchio, adagiate il salmone sulla griglia e cospargetelo con abbondante dragoncello. Aggiungete una spruzzata di cannella, pepe bianco e paprika forte.

Salate abbondantemente e innaffiate con la vodka. Aggiungete mezzo bicchiere d’acqua (50-100 cl) o il tanto necessario a garantirvi la cottura a vapore.

Infornate al microonde per 4 minuti e lasciate riposare per 2 minuti prima di servire.

(per pezzature maggiori serve più tempo di cottura, controllate dopo 4 minuti con una forchetta e infornate nuovamente, se necessario)

Suppa cuata o gallurese (opportunamente addomesticata a zuppa di pane e formaggio) 0

Cucinato il 05/09/2011 da cernio

Per ferragosto ho tentato di fare la ricetta più calda, autunnale, calorica, rigenerante che esista tra le pietanze sarde che non sono considerate semplicemente “carne”.

La suppa cuata, o zuppa logudorese, a base di brodo di carne, pane raffermo e formaggio a pasta filata, dovrebbe essere fatta esclusivamente con prodotti tipici della zona.

Ma, con un po’ di addomesticamenti e un certo adattamento del palato, ci siamo accontentati di questa versione casteddaia (cagliaritana, per i non isolani).

  • Difficoltà: bassa
  • Costo: basso
  • Tempo: 15′ (preparazione) + 30′ (cottura)

Ingredienti per 3-4 persone

  • Una pagnotta di pane di semola (ad esempio moddizzosu) che per errore è diventato raffermo
  • 300 g di provola semi stagionata (ad esempio la pera di Lacesa)
  • 150 g di mozzarella
  • Erbe e spezie varie: cannella, maggiorana, pepe nero, noce moscata, basilico, prezzemolo fresco tritato
  • 800 ml di brodo (vegetale, di dado)

Preparazione

Preparate il brodo. Io ho usato il famigerato dado. Lo so, fa poco gourmet, è poco genuino. Ma chissenefotte, è un piatto povero e povero lo facciamo.

Preparatevi una miscela “segreta” (le proporzioni ve le comunicherò in un altro post, io sono andato a occhio) che utilizzerete appositamente per la suppa cuata. In alternativa potete procurarvi la “saporita”, se riuscite a trovarla.

Affettate il pane a fette sottili 2-3 millimetri. Questa è la parte più faticosa, vi assicuro che poi sarà tutto in discesa.

Affettate la provola, sempre a fette molto sottili.

Scolate, affettate e schiacciate la mozzarella (con le mani, con la forchetta…) avendo cura di non disperdere il siero contenuto.

Prendete una pirofila abbastanza capiente, dove disporrete uno strato di fette di pane, un po’ di mozzarella schiacciata, la provola (a coprire quasi tutto il pane); aggiungete ora una spruzzata di miscela di spezie e un pizzico di prezzemolo.

Ripetete con altri strati fino al raggiungimento del bordo (o finché non finiscono gli ingredienti ^__^). L’ultimo strato visibile deve essere di provola, con una discreta spolverata di spezie.

Ora versate il brodo bollente sugli strati, facendo attenzione a non scottarvi (ehhh l’esperienza), vedrete il formaggio che inizia a fondere.

Ora infornate per 30′ a 180 °C, e aumentate la temperatura (o utilizzate il grill) per gli ultimi 5 minuti di cottura.

Servite caldissima!

Vini

In abbinamento alla suppa cuata, consiglio un rosso non troppo marcato, ad esempio un monica di sardegna, un bovale o un nebbiolo del limbara.

La ricetta per i ristoranti è diventare “social” [aggiornato] 2

Cucinato il 31/08/2011 da cernio

Se questo titolo capiterà sotto gli occhi di un ristoratore, questi penserà “ecco l’ennesimo finto-guru che parla di come migliorare la mia attività, non avendo nessuna esperienza nel mio campo”.

E ha ragione. Perché ogni attività ha la sua dimensione, e i suoi limiti. Io faccio il mio, tu fai il tuo.

In realtà, un ristoratore attento a ciò che succede attorno a se, curioso e desideroso di superare i propri limiti, avrà avuto modo di scontrarsi con il web, i social network e tutto il resto.

E molto probabilmente l’amico informatico, il webguru, il social expert avrà spiattellato una ricetta piuttosto comune ma, secondo me, sbagliata: “fatti un sito!” “fatti la pagina su facebook!” “fatti un account twitter!“.

Io credo, invece, che queste azioni mancano il bersaglio, e spesso si basano su un principio sbagliato che dice: “URLA IL TUO NOME“.

Il principio, secondo me, dovrebbe essere: “ascolta“.

Quindi, se vuoi l’ennesima ricetta-pronta-da-due-minuti, fatti un sito, fatti facebook, fatti twitter.

Se, invece, vuoi qualcosa di più sofisticato, più faticoso ma certamente più remunerativo, cerca in rete. Cerca innanzitutto te stesso, per capire come i potenziali utenti riescono a trovarti. Cerca soprattutto cosa dicono gli utenti di te, se ti apprezzano e se ti disprezzano.

Puoi farlo in vari modi:

1) semplice, economico e limitatamente efficace: usa google alerts http://www.google.com/alerts che consente di impostare delle ricerche su alcune parole chiave, e google periodicamente ti aggiornerà sui contenuti presenti in rete che contengono queste parole chiave. E’ un po’ come fare, a mano, una ricerca e annotare ogni nuovo commento, articolo, post presente nella rete, ma in questo caso è automatizzato. Non sempre è aggiornato, non trova tutti i contenuti. Esistono servizi specializzati in “e-reputation” ma ammetto di non avere conoscenza diretta della qualità di questi servizi.

2) un po’ più complesso, serve tempo e pazienza: con l’accesso ai siti sociali food&restaurant, dove in alcuni casi è possibile farsi identificare come proprietari/gestori e seguire i feedback, le visite, e i commenti dei visitatori (spesso qualificati in base alla loro “competenza” in modo da distinguere il visitatore occasionale dall’estimatore). Alcuni siti che uso per sapere dove andare e in cui lascio spesso commenti sono: http://www.2spaghi.it/ e http://www.tripadvisor.it/ . Personalmente non amo http://www.ilmangione.it ma ho visto che è molto utilizzato. Comunque sia, questi siti sono una miniera di pubblicità (positiva o negativa) e promozione per il vostro business nella ristorazione.

3) pesante, a volte complicato, consiglio di farsi supportare da un “esperto” (ma che sia un vero esperto!): con un sito web, google plus e facebook (per citare i più noti), imposti una campagna di comunicazione orientata all’ascolto degli utenti. Ad esempio, puoi controllare quanti utenti danno il “like” o il “+1″ alla tua pagina facebook o alle pagine del tuo sito e controllare eventuali commenti lasciati dagli utenti, e, infine, interagirci direttamente.

In ultima analisi, consiglio di sondare la rete per capire cosa è tendenza e cosa non lo è: ad esempio, il sushi è diventato una  ”mania”. Mania facilmente misurabile (e predicibile?) guardando la pagina “sushi” su facebook e notando come questa incrementasse in maniera vertiginosa il numero di utenti ogni settimana.

A proposito del punto 1), cito il blog di un gruppo di amici che a Cagliari si cimenta in ricche e divertenti recensioni, che vanno oltre “la stellina” o “la forchetta” e descrivono la serata con toni parodistici e a volte goliardeschi: http://ristoranti.donkeychallenge.com/ristoranticagliari dove alcune recensioni sono delle vere e proprie celebrazioni che attirano il flusso di potenziali clienti e aumentano il numero di coperti a serata :)

 

Aggiornamento

Mi sento profondamente colpevole di aver ignorato il suggerimento di una carissima amica, nonché comproprietaria della famosa (famigerata?) trattoria MuVarA, relativo a un altro blog di recensioni culinarie, specializzato nei pranzi-della-pausa-pranzo sempre in zona Cagliari: Il gambero rotto http://gamberotto.blogspot.com/Vi consiglio una visita periodica al blog, sia perché gestito da un gruppo di supereroi in incognito (ma che non ho difficoltà a riconoscere ;-) ) sia perché la recensione è dettagliata e impostata sul punto di vista “mangiar bene spender poco”. E, come vedrete, non sono clementi quando c’è da mazziare ;-)

Groupon, le ghiotte occasioni e i ristoranti 0

Cucinato il 26/08/2011 da cernio

Groupon, per chi non lo conoscesse, è un servizio che offre prodotti e servizi scontatissimi nella tua città.

Come funziona per i consumatori? Semplice: groupon pubblica le offerte (deal) del giorno, con indicazione del servizio e dello sconto applicato. Il consumatore acquista su groupon con carta di credito o paypal un buono spesa o “voucher” che consegnerà all’esercente per percepire il prodotto/servizio.

Come funziona per gli esercenti? Semplicissimo: l’esercente decide il prezzo scontato del prodotto servizio e comunica lo sconto applicato. Groupon lancia l’offerta per tot giorni (tipicamente due-tre) su web (sito, banner…) e su una mailing list con svariate migliaia di potenziali acquirenti localizzati sul territorio. Groupon intasca i soldi degli acquirenti e paga l’esercente il 50% (tipicamente) all’atto della riscossione del voucher.

Questo, in linea teorica.

I vantaggi? Per il consumatore il vantaggio è evidente e immediato: a metà prezzo (o meno) si può acquistare un prodotto servizio appetibile e desiderato. Il forte sconto fa superare a noi consumatori la “barriera d’acquisto” e, salvo rimpianti e lacrime da coccodrillo, saremo soddisfatti e con qualcosa in più.

Ora bisogna chiedersi: qual è il vantaggio per il commerciante che si vede pagare, per un prodotto/servizio promozionato con groupon, tra il 10% e il 25% del prezzo al pubblico ordinario?

Il vantaggio, per l’esercente, è tutto nella promozione: acquisisci nuovi clienti e ne fidelizzi altri occasionali. Con una campagna pubblicitaria tradizionale tu, esercente, lanci un messaggio che potrebbe essere: non ascoltato, non compreso, dimenticato. Il potenziale vantaggio rispetto a una campagna pubblicitaria  tradizionale è  che il cliente prova il tuo servizio/prodotto e, se gli è piaciuto, con molta probabilità tornerà da te. E se gli è piaciuto molto, lo consiglierà ad amici. Il potenziale è, insomma, notevole!

Come un esercente deve utilizzare Groupon per il suo bene. L’esercente quindi deve entrare nell’ottica del “seminare bene” per raccogliere meglio. Un nuovo cliente, soddisfatto del trattamento, non ricorderà dello sconto ma ricorderà del servizio e parlerà bene ad altri amici e conoscenti che, invogliati, proveranno anch’essi il prodotto/servizio. Nel caso dei ristoranti il traino è ancora più forte, perché un cliente soddisfatto e “recurring” per dirla all’inglese al ristorante ci va con gli amici. Più è soddisfatto e più preme perché si vada là.

Rischi e cose da non sottovalutare. Certo, non è semplice: non tutti gli esercenti capiscono bene l’offerta, come sfruttarla, e i reali costi.

Ogni esercente dovrebbe infatti tenere conto dei seguenti fattori:

  • il fatto che groupon si tenga il 50% del valore scontato e che paghi l’esercente a buono incassato (dall’esercente) incide non poco sul budget reale, facciamo un esempio: posto un prezzo iniziale 100 €, scontato del 50-60%, l’esercente incassa soltanto 20-25 €, questo comporta un mancato incasso di 80 €!!!;
  • il numero di voucher non è limitato, se non dal periodo di validità dell’offerta. Se questa è particolarmente appetibile (massima esposizone e massima promozione)  Groupon vende molti più voucher di quanto ipotizzato inizialmente dall’esercente. Si deve quindi fare molta attenzione a modulare l’offerta in modo da non sbancarsi (vedi il discorso del mancato incasso);
  • l’effetto della promozione può manifestarsi anche in tempi molto lunghi: i voucher tipicamente hanno una durata di 6 mesi, e i clienti soddisfatti potrebbero ritornare dopo tre-quattro mesi da quando hanno usufruito del voucher. Questo comporta avere molta pazienza e non disperare.
  • in ultimo, ci sono i furboni: sono quei consumatori che si registrano 10-20 account e fanno incetta di buoni nonostante la promozione indichi un limite nell’utilizzo del voucher stesso, aggirando così l’effetto promozionale e sottraendo indebitamente un valore all’esercente.

Il risultato finale è che spesso gli esercenti che non hanno considerato attentamente i fattori sopra esposti, si sentono defraudati. I ristoratori, in particolare, trattano a pesci in faccia il cliente col buono, considerandolo un miserabile parassita. Invece il cliente è tipicamente desideroso di provare un posto nuovo e che, vista la crisi, non si è mai arrischiato a provare prima. Ora ha superato la barriera d’acquisto, ma, dopo un’esperienza negativa, di barriere ne tira su due o tre e con ponte levatoio!

Il risultato è devastante per il ristoratore che, oltre ad aver “regalato” una cena, allontana per sempre un potenziale cliente. Il cliente riceve un servizio decisamente sotto le attese, si sente “defraudato” dal sistema (groupon-esercente in un mix variabile di responsabilità) e “cancella per sempre” l’esperienza.  Inoltre per l’effetto del passaparola negativo (che è in rapporto di forza di 40 a 1 rispetto al passaparola positivo), tutti i suoi amici, conoscenti e amici di amici mai s’azzarderanno ad andare o tornare in quel posto, anche se già lo conoscevano e ne erano soddisfatti.

Prenotazione impossibile. Alcuni esercenti (in particolare i ristoratori), terrorizzati dalla marea di voucher acquistati, usa il meccanismo della “prenotazione impossibile”:  risulta sempre tutto esaurito qualsiasi giorno e a qualsiasi ora. Tutto ciò per non incassare il voucher e rimetterci (nell’immediato) il meno possibile. Con l’effetto a medio termine di non avere più clientela.

Dal punto di vista del cliente le cose vanno un pochino meglio. Nel secondo caso è fortunato, può farsi risarcire il buono non utilizzato (prima della scadenza): la procedura di groupon fortunatamente è abbastanza semplice e veloce.

La mia esperienza. Personalmente, dopo alcune esperienze negative qui a Cagliari, tendo a non prendere le offerte Groupon (dei ristoranti di Cagliari) perché mi aspetto di non ricevere nessun trattamento “scontato” ma semplicemente quello che pago (per intenderci, la pizza a 15 € la trovo anche senza Groupon).

Però apprezzo moltissimo la mossa di Groupon che, per scongiurare l’effetto “prenotazione impossibile” ha “proposto/imposto” ai ristoratori un sistema di prenotazione esterno che impone, di fatto, la messa in disponibilità di un numero sufficiente di coperti per i voucher da parte del ristoratore, e consente (a Groupon e ristoratore) di controllare il flusso dei consumatori e delle prenotazioni.

Rimane fortissimo un dubbio: Groupon (o l’agente promotore) spiegano bene, nel dettaglio, e assicurandosi che si sia capito bene, la procedura i vantaggi e i costi di una promozione Groupon? Se la risposta è no, sentiremo un tonfo nei prossimi mesi. E l’ascesa di Google Deals.

un’esperienza dei sensi 2

Cucinato il 30/04/2011 da pikimota

Non è detto che chi legge blog di cucina sia un esperto di quest’arte, magari c’è anche chi, come me, si avvicina per le prima volta, o vuole sperimentare un pò, oppure desidera fare bella figura ma non sa da dove iniziare. Ecco se siete di queste parti, io ho imparato alcune cose cammin facendo: ovvero che cucinare è una esperienza dei sensi, e vanno usati tutti.

Toccare è fondamentale. Via mestoli, cucchiai, attrezzi, provate anche a toccare con mano quello che fate. Noo, non immergete la mano nell’acqua bollente, ma infilare le dita nella farina è una delle sensazioni più toccanti che si possano sentire.  Il pane fatto in casa ad esempio non è solo una delizia per la vostra bocca, ma un piacere mescolare  la leggerezza dei diversi tipi di farina. Imprimere la forma delle dita nella pagnotta, il tepore dell’acqua, l’impasto delle torte. Avete presente quando Ameliè affonda le dita nel sacchetto di fagioli? Ecco, provate.

C’è chi sostiene che si possa capire la cottura del pesce con il solo olfatto. Quando è pronto ha un profumo inconfondibile. L’odore dei cibi non  è un di cui, ma un piacere da godere, grattuggiare la scorza del limone sprigiona tutta la sua essenza.
Se qualcosa bolle in pentola di solito è troppo caldo per sentirne l’aroma, allora si avvicina il “vapore” con la mano e in questo modo si sente meglio.

L’udito può esservi utile in diversi casi, per capire che dice la pentola a pressione, e per interrogare i propri piatti, sei pronto? se sfrigola troppo magari il fuoco è troppo alto, o il caffè sta uscendo dal fuoco… non dormite! Io per esempio ho una pentola che segna il nord… ma questa è un’altra storia..

Siamo quasi al dunque, abbiamo terminato la nostra ricettina, non ci resta che servirla nel piatto. Perchè non accompagnarla con una bella composizione? Niente di elaborato per carità, ma la scelta del piatto giusto, il tovagliolo colorato, un pomodorino rosso e la valerianella, il bianco della feta. Il fiocco verde di porro attorno alla crespella, la salsa rosa… non c’è limite alla fantasia, vedrete che sorrisi!

Finito! Il piatto è pronto, lo portiamo in tavola, è bello, non ci resta che assaggiare, spazio al gusto

 



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